TEST: Hyundai Atos Prime 1.1

atos.jpgDicembre 2007 –

DESIGN

Esteriormente la vettura si presenta nel miglior stile coreano, nessuna fantasia stilistica o dettaglio di fascino. Semplicemente una linea impostata alla versatilità e alla semplicità costruttiva, il frontale presenta i gruppi ottici di dimensioni generose e con gli indicatori di direzione inclusi. Per il resto, un frontale abbastanza semplice e pulito. La vista laterale evidenzia, in negativo, la gommatura ridotta (cerchi da 13 pollici) che senz’altro non depone a favore della stabilità e tenuta, altro dettaglio è la linea di cintura con un andamento lineare e ampie superfici vetrate. Nel complesso, il laterale risente del disegno approssimativo della vettura, aspetto ingigantito appunto dalle ruote di piccole dimensioni (si spera almeno favoriscano i consumi e la capacità di ripresa). Al posteriore, forse la parte più riuscita di quest’auto, i gruppi ottici sono a sviluppo verticale e il portellone garantisce una soglia d’accesso discretamente buona, anche la soglia di carico è sufficientemente bassa da permettere di caricare il portabagagli senza particolare fatica. Stilisticamente, come già detto la vettura non offre molto, però, non è di solo design che vive questo genere di auto. Infatti, l’interno come potrete vedere riserva delle belle sorprese.

INTERNI

Se il design non è il pezzo forte della Atos, appena saliti in vettura si avverte un’altra sensazione. Tanto per cominciare, se prendiamo come riferimento la Panda, si nota immediatamente una maggiore cura nella realizzazione del pannello porta: intendiamoci, niente di innovativo o pregiato, però si è ottenuto un risultato migliore mantenendo alcune parti della carrozzeria “a vista” in tinta con il colore esterno, e abbinando piccole porzioni di tessuto. Il bracciolo di apertura della porta, ha un disegno piacevole, sebbene si tratti pur sempre di plastica rigida. Un aspetto senz’altro positivo, quindi, il pannello porta. Davanti al guidatore si presenta una strumentazione piuttosto completa e ben disegnata; specialmente di notte, con l’illuminazione degli strumenti, diventa piacevole l’insieme. È presente il contagiri così come il termometro acqua, due strumenti non sempre presenti su questa classe di vetture. Il cruscotto, ben disegnato, è racchiuso da una palpebra di plastica rigida che ovviamente non è il massimo sotto il profilo della qualità, tuttavia, il bel disegno migliora il giudizio. Al centro si presenta la console, con il comando dell’hazzard posto nella parte superiore tra le due bocchette di aerazione, in posizione ben visibile e di facile e immediato utilizzo. Una pecca è rappresentata dal posizionamento dei comandi secondari del climatizzatore: in particolare il comando di gestione dei flussi e della temperatura, sono posti troppo in basso. La regolazione della velocità di funzionamento invece è raggruppata in una manopola nella metà console, più vicina al guidatore: facilità d’accesso. Il tunnel centrale, se così può chiamarsi, è realizzato semplicemente, davanti alla leva del cambio trovano posto due porta bottiglie di buona profondità (per intenderci, migliori di quelli della Lancia Ypsilon, che sono poco profondi). Una nota negativa, va fatta al cambio, gli innesti sono un po’ troppo contrastati, una verifica su strada dirà se compromette la manovrabilità o meno, certo è che un utilizzo quotidiano della vettura, prevalentemente in città, porta ad un uso rilassato della leva e non propriamente sportivo. La vera nota di merito, per quanto riguarda gli interni e in generale tutta la vettura, è data dalla generale abitabilità interna: eccellente. Davanti si trova facilmente la posizione di guida, sebbene manchino sia la regolazione in altezza del sedile che la regolazione del volante. Nonostante ciò, non penalizza più di tanto la posizione di guida. I posti posteriori sono davvero comodi, la vettura è omologata per cinque, però se si rinuncia ad un passeggero, viaggiare in quattro è realmente comodo e piacevole. I poggiatesta (infinitamente migliori nella fattura rispetto alla versione della Panda provata) sono regolabili e gli schienali (abbattibili e ripiegabili secondo lo schema 50/50) hanno una certa inclinazione rispetto alla seduta, cosa che consente a chi siede dietro di assumere una postura rilassata e comoda. I sedili sono conformati per offrire una facilità d’accesso massima e sono piuttosto rigidi. Altra nota di merito va fatta al bagagliaio, non tanto per la sua capacità di carico, quanto piuttosto per la facilità d’accesso e di carico, e per la presenza di piccoli dettagli che sono molto utili nel carico di oggetti che possono muoversi durante il trasporto, sono infatti previsti dei ganci che permettono di vincolare le buste o altri carichi che altrimenti potrebbero muoversi all’interno.

IMPRESSIONI DI GUIDA

Appena messi alla guida della Atos, la prima cosa che colpisce, in negativo, è il dimensionamento dei pedali acceleratore—freno—frizione: sono eccessivamente piccoli e ravvicinati. Per quanto concerne la posizione di guida è comoda e piuttosto rialzata, si sente la mancanza della regolazione in altezza del volante, quindi la posizione complessiva di guida è nella norma, senz’altro migliorabile. Lo sterzo ha una servoassistenza tarata in maniera forse troppo rigida, ed in manovra negli spazi stretti avrebbe di certo aiutato un comando più leggero, tuttavia, la leggerezza complessiva dell’auto e la gommatura mini rendono ancora piuttosto semplici le manovre quotidiane nel traffico. Una grave pecca è di certo il posizionamento del clacson, due pulsanti in corrispondenza delle razze del volante alle 9:15 costringono ad una posizione corretta delle braccia se si vuole azionare il clacson, tuttavia, quando si manovra e non è possibile una posizione 9:15 è del tutto impossibile attivare il clacson stesso. Grave problema sotto il profilo ergonomico.

Veniamo quindi al propulsore, un onesto 1100 cc da 63 cavalli con 3 valvole per cilindro, 2 di immissione e una di scarico: si disimpegna più che bene nel traffico cittadino, piuttosto pronto dà il meglio entro i 3000 giri/min. evidentemente è un motore a corsa lunga che non ama essere tirato oltre un certo numero di giri, questo avvantaggia la marcia in città e la fluidità, buona parte della coppia è disponibile già sotto i 3000 giri e anche i consumi dovrebbero beneficiare di queste caratteristiche. Ovviamente, parlando di motore pronto e di coppia sotto i 3000 giri non c’è da aspettarsi il tipico calcio nella schiena, si tratta semplicemente di un onesto propulsore, adeguato alle esigenze di chi acquista questa vettura e agevolato dalla massa complessiva inferiore ai 1000 kg. Una nota dolente, nel breve test effettuato è stata la leva del cambio: gli innesti sono contrastati, la manovrabilità della leva è difficoltosa a causa di una durezza generale che infastidisce e affatica. Per un’auto a vocazione cittadina come questa, senz’altro sarebbe stato necessario un comando più fluido e leggero da azionare, vista anche la relativa leggerezza della frizione che non affatica nemmeno dopo molto tempo trascorso nel traffico. Quanto alla stabilità della vettura, fino a velocità da strada statale è ben piantata, oltre i 100 km/h risente invece fortemente del baricentro alto e delle carreggiate ristrette, attenzione soprattutto alle raffiche di vento che spostano sensibilmente la vettura.

In conclusione, la Hyundai Atos è una onesta auto da città, con una eccellente accessibilità e un ottimo rapporto qualità/prezzo. Può contare su queste armi per combattere nel segmento Panda, ora più che mai affollato con l’arrivo delle tre sorelle C1-107-Aygo e con l’imminente arrivo della nuova Smart.

Fabiano Polimeni

TEST: Hyundai Atos Prime 1.1ultima modifica: 2009-03-20T10:05:00+01:00da grandprixnews
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